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L’Unicef dichiara in un nuovo rapporto del Fondo delle Nazioni Unite che oltre 300mila minori migranti non accompagnati in fuga sono stati registrati, in 80 paesi, tra 2015 e 2016, il numero è aumentato di cinque volte dal 2010, quando ne furono registrati 66mila. “C’è un numero impressionante di minori che si mette in viaggio autonomamente e noi adulti non riusciamo a garantire loro protezione”, ha detto il vice direttore esecutivo di Unicef, Justin Forsyth. “Trafficanti senza scrupoli sfruttano la loro fragilità per ottenere guadagni personali. Aiutano i minori ad attraversare i confini solo per ridurli in schiavitù o costringerli a prostituirsi”. Più della metà, 170.000, ha chiesto protezione in Europa. 
Il 92% di chi è arrivato via mare in Italia era solo o è stato separato dai genitori mentre il 75% tra i 14 e i 17 anni ha riferito di essere stato detenuto o costretto a lavorare.
Il rapporto evidenzia che un numero in aumento di bambini sta percorrendo rotte sempre più pericolose, spesso in balia dei responsabili di traffico e di tratta, per raggiungere le loro destinazioni. A livello globale circa il 28% delle vittime di tratta sono bambini, mentre in Africa Sub Sahariana e in America Centrale e nei Caraibi sono stati riscontrati i tassi più alti di bambini fra le vittime di tratta accertate, rispettivamente il 64 % e il 62%.
Il report racconta della Storia di Mary, minorenne non accompagnata di 17 anni vittima di tratta. Mary di origine nigeriana ha subito in prima persona violenze e soprusi durante il terribile viaggio che l’hanno portata prima in Libia e poi in Italia. Mary è stata abusata per oltre tre mesi in Libia e racconta che il suo trafficante “Ha sempre detto che ci avrebbe trattato bene e che saremmo stati al sicuro. Non era vero. Era una bugia.” Poi aggiunge, “Mi ha detto che se non avessi dormito con lui non mi avrebbe portata in Europa. Mi ha violentata.”
L'aumento dei migranti a livello globale ha fatto aumentare il numero di contrabbandieri. I minori sono intrappolati nelle reti del contrabbando tanto che a volte sono essi stessi costretti a reclutare altre vittime per ridurre il debito contratto. Il report ha messo in evidenza ancora una volta i terribili abusi a cui sono costretti i bambini, sottolineando l'aumento dello sfruttamento per fini sessuali.
Molti dei risultati del rapporto Unicef fanno eco al Report dell'Università di Harvard  “Emergency within emergency: the growing epidemic of sexual exploitation and abuse of migrant children in Greece" che ha avvertito che “i bambini gravitano in attività pericolose e illegali per pagare i trafficanti, compreso i furti, lo spaccio di droga e lo sfruttamento sessuale".Prima del G7 che si svolgerà in Italia, l’Unicef chiede ai Governi di adottare un’agenda di sei punti per “proteggere i bambini rifugiati e migranti da sfruttamento e violenza”, “porre fine alla detenzione dei bambini richiedenti lo status di rifugiato o migranti”, tenere unite le famiglie”, “consentire ai bambini rifugiati e migranti di studiare e dare loro accesso a servizi sanitari e di altro tipo, di qualità”, “intraprendere azioni sulle cause che spingono a movimenti di massa di migranti e rifugiati”, “promuovere misure che combattano xenofobia, discriminazioni e marginalizzazione nei Paesi di transito e di destinazione”.



300mila minori non accompagnati in fuga tra 2015 e 2016

L’ Unicef dichiara in un nuovo rapporto del Fondo delle Nazioni Unite che oltre 300mila minori migranti non accompagnati in fuga sono st...
Mentre la crisi dei rifugiati entra nel suo quarto anno, i dati demografici degli uomini, donne e bambini che arrivano sulle coste europee stanno subendo un cambiamento senza precedenti.
I siriani finora hanno rappresentato il più imponente gruppo di migranti giunto in Europa affrontando il pericoloso viaggio attraverso il Mar Mediterraneo, seguiti da afghani, iracheni, eritrei e africani subsahariani.
Mentre gli smuggler in Libia continuano a espandere il loro commercio umano, i loro omologhi Asiatici ne vedono un’occasione.
Nei primi tre mesi dello scorso anno solo un cittadino Bangla è arrivato in Italia via mare. Il numero per il 2017 sembra essere superiore a 2.800, facendo del Bangladesh il principale paese di origine dei migranti attualmente in arrivo sulle rive europee.
Coloro che sono stati salvati nel Mar Mediterraneo hanno riferito agli operatori di salvataggio che hanno pagato più di 10.000 dollari ciascuno per essere trasportati da Dhaka a Dubai o in Turchia e poi in Libia, dove la violenza e il caos stanno alimentando potenti reti di contrabbando.
L'Organizzazione Internazionale per la Migrazione (OIM) ha affermato che il nuovo itinerario ha cambiato drasticamente la demografia dei richiedenti asilo che arrivano in Italia, finora arrivati in gran parte dall'Africa sub-sahariana.
"La cosa che sta cambiando veramente è la principale nazionalità dei migranti, di cui la maggior parte è proveniente dal Bangladesh", ha dichiarato a The Independent Flavio Di Giacomo dell'OIM.
"Alla fine di marzo dello scorso anno solo un abitante del Bangladesh è arrivato in Italia (via mare, ndr) - mentre quest'anno il numero è più di 2.831 nello stesso periodo".
Alcuni migranti portati a terra in Sicilia e in Puglia hanno detto che il loro viaggio in Libia è stato organizzato da un'agenzia che ha fornito loro un visto lavorativo per circa 3.000 o 4.000 dollari.
"Dal Bangladesh sono stati trasferiti verso Dubai o in Turchia, e in seguito hanno raggiunto la Libia in aereo", ha detto il portavoce dell'OIM. "All'aeroporto, un “datore di lavoro” li ha incontrati e hanno preso i loro documenti."
La pratica è comune nel lavoro forzato sia nel Golfo sia nella Libia, dove gli smuggler spesso trattengono i migranti prima di estorcere ai loro cari ulteriore denaro, o sfruttarli nel lavoro forzato o nella prostituzione.
Alcuni migranti del Bangladesh che attraversano il Mediterraneo hanno vissuto in questo paese anche fino a quattro anni, mentre altri sono rimasti pochi mesi per imbarcarsi verso l’Europa.
Secondo le informazioni raccolte dall'OIM, i migranti del Bangladesh versano fino a 10.000 dollari per raggiungere la Libia, poi altri 700 dollari per imbarcarsi.
L'attraversamento dall'Africa settentrionale all'Italia è oggi il passaggio più mortale al mondo, con un record di quasi 1.100 persone che annegano, soffocano o muoiono d’ipotermia sulle imbarcazioni sovraffollate.

Hanan Salah, ricercatrice sui diritti umani in Libia presso Human Rights Watch (HRW), ha dichiarato che il paese africano (Libia, ndr) era la destinazione per molti migranti provenienti dal Bangladesh in cerca di lavoro; questo prima che la guerra civile scoppiasse nel 2011.
"Quanto alla situazione attuale, per quello che so, non esistono voli diretti da Dubai a Tripoli o in qualsiasi altro luogo in Libia", ha detto a The Independent. "La maggior parte degli stranieri che volano sarebbe entrata nell'aeroporto di Mitiga a Tripoli dopo essere transitati per Tunisi."

“Abbiamo segnalato che in alcuni casi i documenti di cittadini stranieri sono trattenuti per estorcergli altro danaro”.

Il caos seguito alla rimozione del dittatore Muammar Gheddafi ha visto il proliferare d’innumerevoli fazioni armate, tra cui Isis, sanguinose battaglie per il territorio e diffusa illegalità. Il terreno ideale che permette ai contrabbandieri di lavorare in modo incontrollato lungo la costa.

Essi coordinano le bande nell'entroterra al fine del trattenimento dei migranti negli squallidi centri di detenzione, dove Salah ha incontrato i migranti del Bangladesh, imprigionati, mentre altri continuano a lavorare nei ristoranti, nei servizi e nelle costruzioni.

Nicholas McGeehan, ricercatore sui diritti umani nel Golfo persico per HRW, ha dichiarato che la tratta da Dhaka a Dubai è gestita da "agenti senza scrupoli".

"Quello che gli agenti vendono è il sogno dell’emancipazione dalla miseria e dalla povertà", ha aggiunto.
"Sono generalmente i giovani che vanno, per propria volontà o per mantenere la famiglia”.
"Hanno inseguito un sogno e il sogno troppo spesso diventa amaro, sia negli Stati del Golfo sia in questo, che suona anche peggio".
Mr McGeehan ha detto che “l'ignoranza e l'inganno” combinato per convincere i migranti che più che pagano, il più sicuro saranno - attirandoli in debiti che li rendono sempre più vulnerabili allo sfruttamento.
Il sig. McGeehan ha detto che il combinato tra "ignoranza e inganno" convincono i migranti a pagare sempre di più, convinti che il viaggio sarà più sicuro, accumulando così molti più debiti, rendendoli così sempre più vulnerabili allo sfruttamento.

"Gli Stati del Sud asiatico favoriscono le migrazioni, come l’affidarsi ai trafficanti, così che ritornino nei paesi di origine sempre più rimesse", ha aggiunto.
"La scala della corruzione dei funzionari coinvolti nel reclutamento è enorme - è molto diffusa".

I migranti del Bangladesh sono spesso impiegati in lavori semi-qualificati o non qualificati in Africa settentrionale o nel Golfo, e ricevono un pessimo salario e trattamento rispetto ai migranti provenienti da paesi più ricchi.
Il dottor Gareth Price, un ricercatore del programma Asia di Chatham House, ha affermato che anche se la povertà rimane il principale fattore di stimolo, i perseguitati musulmani Rohingya sono scappati anche dal Bangladesh.

I membri dell’opposizione Jamaat-e-Islami, partito islamista del paese sono stati impiccati per crimini di guerra e sostengono di essere perseguitati, con diversi membri fuggiti per richiedere asilo all'estero.

"L'Europa è una delle destinazioni privilegiate", ha aggiunto il dottor Price. "Se qualcuno scopre una rotta, poi la catena di persone, vittime di traffico o che spontaneamente vogliono entrare in Europa per lavoro, crea lì il proprio mercato.”
Ha affermato che i migranti che ricorrono agli smuggler non hanno i requisiti per un visto di lavoro legale in Europa, i cui conti bancari sono controllati al fine di valutare la presenza di un minimo di fondi come condizione d’ingresso.
"Potrebbero lavorare per molto poco", ha aggiunto. "C'è molta gente che preferisce rischiare".
Il controverso accordo tra l'UE e la Turchia, l'anno scorso ha ridotto il flusso alle frontiere relativamente più brevi e più sicure sul mare Egeo, lasciando la Libia come principale punto di partenza per le imbarcazioni dei rifugiati.
L'Italia ha firmato un accordo con il fragile Governo del National Accord (GNA) a Tripoli nel mese di febbraio che prevede anche formazione, attrezzature e soldi per combattere gli smuggler. Accordo inizialmente approvato dagli Stati dell'UE in occasione dell’ultimo vertice di Malta.
Ma le principali ONG e l’ONU hanno criticato la presenza di campi di detenzione in Libia, denunciando che i rifugiati subiscono detenzione arbitraria, stupri e torture, e che trattenerli in una zona di guerra potrebbe violare il diritto internazionale.
La terribile situazione ha finora esasperato le prospettive di replicare il controverso accordo tra UE e Turchia, mentre i colloqui tra la GNA e altra fazione, sostenuta dalla Russia, sono terminati senza un accordo.
Facendo la sua prima visita in Libia, Boris Johnson ha invitato i leader guerrieri a "riunire ed elaborare un piano per il bene comune del popolo libico".
"La creazione di una governance efficace è la chiave per sconfiggere il terrorismo in Libia e contrastare la migrazione clandestina", ha detto il segretario degli affari esteri.

Senza possibili soluzioni in prospettiva, la carneficina nel Mediterraneo continuerà. Una nave di salvataggio ha recuperato il corpo di un uomo. Alcuni amici hanno detto che gli è stato sparato dai trafficanti per non avergli regalato il suo berretto da baseball, mentre un'altra nave ha trasportato sei corpi in precedenza affogati.

Traduzione a cura di Francesca Del Giudice e Leonardo Cavaliere
Autore Lizzie Dearden
 Articolo originale  www.independent.co.uk
Foto Reuters


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Il Bangladesh rappresenta il principale paese di partenza da cui provengono i rifugiati che viaggiano sui barconi.

Mentre la crisi dei rifugiati entra nel suo quarto anno, i dati demografici degli uomini, donne e bambini che arrivano sulle coste europ...


Sono stati 63.300 i minori non accompagnati richiedenti asilo arrivati in Ue nel 2016: in calo di circa un terzo rispetto ai 96.500 del 2015, ma cinque volte superiore alla media annuale 2008-2013 (circa 12mila annui). Lo comunica Eurostat.

Sei su dieci hanno chiesto protezione in Germania (36.000; 57%), Paese al primo posto, seguito da Italia (6000; 10%) e Austria (3.900; 6%). In particolare, tra i richiedenti asilo minori, le quote più alte dei minori non accompagnati si sono avute in Slovenia (57%) e Italia (54%).

Tra gli Stati Ue con più di mille richiedenti asilo considerati come minori non accompagnati registrati nel 2016, incrementi rispetto al 2015 si sono avuti in proporzione in Grecia (1900; +460%); Germania (13.700; +61%); Bulgaria (935; +51%) e Italia (1950; +48%). Lo comunica Eurostat.

Le prime tre nazionalità di minori non accompagnati arrivati in Ue sono afghana (23.990; 38%); siriana (11.990; 19%) e irachena (4.155; 7%). In Italia i primi tre Paesi di provenienza sono Gambia (1.720; 29); Nigeria (765; 13%) e Senegal (550; 9%).

Una larga parte dei 63.300 minori non accompagnati era composta da ragazzi (89%), e oltre due terzi di un'età compresa tra i 16 ed i 17 anni (68%; 43.300 persone). Il 21% aveva invece tra i 14 ed i 15 anni (13.500); e solo il 10% aveva un'età inferiore ai 14 anni (6.300). (Fonte Ansa)

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Migranti: arrivi minori non accompagnati 5 volte superiori a media 2013

Sono stati 63.300 i minori non accompagnati richiedenti asilo arrivati in Ue nel 2016: in calo di circa un terzo rispet...
Terre des Hommes ha presentato oggi in anteprima a Palermo la nuova “Guida al Modello Faro: Salute Mentale e Supporto Psicosociale a minori migranti non accompagnati e a famiglie con bambini in prima accoglienza” nella sede dell’Ordine dei Medici, con il patrocinio dell’Assessorato della Salute della Regione Sicilia. “La guida si propone di sistematizzare il peculiare modello d’intervento di assistenza ai minori migranti seguito da Terre des Hommes nel suo progetto Faro”, dichiara Federica Giannotta, Responsabile Progetti Italia e Advocacy della Fondazione. “Si tratta di un modello unico nel suo genere in Italia, dedicato ai minori migranti, che rispecchia in tutto le Linee Guida dell’Inter-Agency Standing Committee (IASC) dell’OMS per la salute mentale e il supporto psicosociale nelle situazioni di emergenza[1]”.
Il modello si struttura in un sistema di intervento multi livello che risponde alle differenti esigenze di assistenza dei minori nei diversi contesti in cui si snoda la prima accoglienza (banchina del porto, hotspot e CPA), dove le équipe di Terre des Hommes sono presenti. Ciò permette di offrire una risposta flessibile e funzionale ai bisogni dei sempre più numerosi bambini e ragazzi che giungono da soli sulle nostre coste, garantendone un’appropriata presa in carico sia psicologica che psicosociale, oggi ancora appannaggio di pochi in prima accoglienza.
Nel 2016 su 10 minori sbarcati in Italia 9 non erano accompagnati da familiari e quest’ultimi rappresentavano il 14,2% del totale dei migranti. Secondo il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali al 31 dicembre 2016 si registravano sul territorio italiano 17.373 minori stranieri non accompagnati (MSNA), ben il 45,7% in più dell’anno precedente. Ma oltre 6.000, pari a un terzo del totale, risultavano irreperibili essendo fuggiti poco dopo lo sbarco dai centri di prima accoglienza, con evidenti rischi per la loro incolumità fisica e psichica.
I minori migranti non accompagnati costituiscono, quindi, una popolazione sensibile e particolarmente vulnerabile che richiede risposte qualificate in termini di servizi già dalla loro prima accoglienza. Come Edris, 16, arrivato dalla Somalia, scappato da un destino di bambino soldato e crollato emotivamente dopo lo sbarco ad Augusta, quando la speranza di trovarsi finalmente al sicuro si è scontrata con una situazione caotica e precaria che ha riattivato lo stress delle precedenti esperienze traumatizzanti. L’intervento dello staff di Terre des Hommes, oltre ad offrire il necessario supporto e contenimento emotivo, ha permesso la rapida identificazione della sua fragilità e un pronto trasferimento in una struttura in grado di rispondere ai suoi bisogni di protezione e cura.

La legge Zampa (n.47) recentemente approvata dovrebbe correggere le disfunzioni del sistema di accoglienza attuale, che costringe soprattutto i minori a lunghe permanenze in strutture non adeguate, perché nate per essere solo un luogo di transito e dunque non attrezzate a fornire una reale presa in carico della persona, per l’assenza di servizi qualificati quali supporto sociale, educativo, sanitario, psicologico. A ciò si aggiunge la difficoltà dei servizi del territorio di giocare un ruolo realmente attivo nel monitoraggio, controllo, presa in carico dei ragazzi ospitati, sia a causa delle scarse risorse umane a disposizione, sia della frequente carenza di adeguata preparazione tecnica nella gestione in prima accoglienza di minori non accompagnati.

In risposta a questi bisogni Terre des Hommes ha svolto nel corso degli anni un costante lavoro di consulenza, ai servizi sociali, a quelli di salute pubblica, nonché agli stessi enti gestori dei centri, ogni qualvolta ve ne fosse la possibilità e le condizioni.

Le attività di supporto psicosociale e psicologico previste dal progetto FARO sono implementate nel rispetto del  sistema piramidale previsto dalle Linee Guida IASC.
Nei primi due livelli della piramide si collocano i servizi di orientamento ai servizi disponibili nello specifico contesto di accoglienza, azioni di raccordo tra di essi e l’utente, oltre che interventi di supporto psicosociale mirato a quei soggetti in grado già in questa fase di riattivare proprie risorse di coping[2] .

Nel terzo livello della piramide si inserisce invece l’ampio spettro di interventi psicosociali volti a far riacquistare al minore un senso di sicurezza, riattivare la sua capacità di ridefinizione e ri - progettazione del proprio progetto di vita al fine di adattarlo al nuovo contesto.

Al vertice si collocano, infine, gli interventi di supporto psicologico mirati ad opera di esperti psicologi di Faro, che garantiscono la presa in carico di medio/lungo periodo dei minori che lo necessitano e predispongono pronte segnalazioni ai servizi del territorio dei casi vulnerabili.

Il progetto è realizzato da due equipe multidisciplinari  costituite ciascuna da psicologa, mediatrice culturale e sociologa/antropologa, attivi nella provincia di Ragusa, Siracusa e Catania.
Tutti i luoghi in cui si sviluppa la prima accoglienza sono coperti dal progetto, essendo le equipe operative nei seguenti luoghi: banchina del Porto di Pozzallo, Hotspot di Pozzallo,  CPA delle Suore Salesiane di Pozzallo, centro Casa delle Culture di Scicli, centro Il Nodo di Catania, San Francesco a Caltagirone (CT) e Capocorso (SR).
Nel solo 2016 sono stati 5.494 i bambini e i ragazzi che hanno beneficiato di assistenza psicosociale e 233 coloro che sono stati seguiti con un supporto psicologico individuale dal team del progetto Faro.
Oltre a descrivere in dettaglio le modalità d’intervento e le problematiche specifiche che si incontrano nel lavoro quotidiano dello staff, la Guida è arricchita dall’esposizione di casi seguiti e da schede tecniche che riportano in sintesi esempi di attività psicosociali.
La Guida è liberamente scaricabile alla pagina http://www.terredeshommes.it/dnload/GuidaFARO-2017.pdf ed è stata realizzata con il contributo di Amade Mondiale (Association Mondiale des Amis de l’Enfance) e della Fondation d’Harcourt.
La Fondazione Terre des Hommes opera dal 2011 con il progetto Faro di assistenza ai minori stranieri non accompagnati e alle famiglie con bambini e nel 2016 ha prestato assistenza psicologica e psicosociale a 12.638 persone, in maggioranza bambini e famiglie con minori in Sicilia, un servizio di informativa giuridica a Ventimiglia e distribuzione di kit di beni di prima necessità a minori migranti e famiglie con bambini all’hub di Milano. Le attività del progetto Faro sono finanziate interamente con fondi privati. Tra i maggiori donatori troviamo la Federazione Internazionale Terre des Hommes, Fondation d’Harcourt, Amade, Fondazione Marcegaglia e la catena d’abbigliamento C&A.
Il progetto Faro rientra nella Campagna “Destination Unknown” della Federazione Internazionale Terre des Hommes per la protezione dei bambini migranti (children on the move) nel mondo in fuga da guerre, povertà e violenze, che secondo i dati più recenti sono quasi 35 milioni (fonte UN).

Terre des Hommes da quasi 60 anni è in prima linea per proteggere i bambini di tutto il mondo dalla violenza, dall’abuso e dallo sfruttamento e per assicurare a ogni bambino scuola, educazione informale, cure mediche e cibo.
Attualmente Terre des Hommes è presente in 69 paesi con oltre 1.046 progetti a favore dei bambini. La Fondazione Terre des Hommes Italia fa parte della Terre des Hommes International Federation, lavora in partnership con ECHO ed è accreditata presso l’Unione Europea, l’ONU, USAID e il Ministero degli Esteri italiano. Per informazioni: www.terredeshommes.it



[1]     http://www.who.int/mental_health/emergencies/guidelines_iasc_mental_health_psychosocial_june_2007.pdf
[2]  L’insieme dei meccanismi psicologici adattativi messi in atto da un individuo per fronteggiare le situazioni potenzialmente stressanti o pericolose per il normale funzionamento psichico e il normale stato di benessere psicofisico.







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Nuova Guida di Terre des Hommes su Salute mentale e supporto psicosociale a minori migranti in contesti di prima accoglienza

Terre des Hommes ha presentato oggi in anteprima a Palermo la nuova “ Guida al Modello Faro: Salute Mentale e Supporto Psicosociale a mi...

Aumentano nel secondo semestre 2016 (dati rilevati al 31 dicembre) il numero delle persone straniere scomparse e da rintracciare nel nostro Paese che passano, rispetto al primo semestre dello stesso anno (rilevazione al 30 giugno), da 28.410 a 34.891 (+22,81%).
E’ questo uno dai dati più significativi, diffusi questa mattina dal Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, Vittorio Piscitelli, che ha presentato al Viminale la sua sedicesima relazione semestrale sul fenomeno, relativa appunto al 2° semestre del 2016.
«Colpisce l’entità dell’aumento che sfiora il 23%; un dato che va letto con riferimento all’aumento dei flussi migratori nel 2016  - ha sottolineato il sottosegretario all’Interno Domenico Manzione, intervenuto alla presentazione - e che riguarda, per l’80% dei casi, minori non accompagnati». 
I minori stranieri non accompagnati scomparsi (MSNA), infatti, subiscono nel secondo semestre 2016, un incremento del 27,94%, passando da 21.881 a 27.995. Su base annua l’incremento diventa del 44,84%: dai 18.360 del 31.12.2015 ai 27.995 del 31.12.2016.
Sul fenomeno dei minori stranieri non accompagnati la Camera dei deputati ha da poco licenziato un testo - ha ricordato Manzione - con il duplice obiettivo di rafforzare le garanzie nel rispetto delle convenzioni internazionali e assicurare maggiore omogeneità nell’applicazione delle disposizioni in tutto il territorio nazionale. Su questo fenomeno «l’attenzione dovrebbe essere massima – ha ribadito Manzione, perché partenze così massicce di minori desta forte preoccupazione».
«E’ importante che ci si sia fatti promotori di un momento di collegamento tra le banche dati europee» ha proseguito il sottosegretario, auspicando da una parte una internazionalizzazione dell’attività di ricerca e dall’altra la continuazione dell’attività, portata avanti dall’ufficio del Commissario - che a luglio di quest’anno compirà dieci anni - nella sottoscrizione di protocolli con enti territoriali e università «con le quali, nei casi dei recuperi e riconoscimenti dei morti nel Mediterraneo abbiamo messo in piedi una struttura stabile».
E’ il prefetto Piscitelli a sottolineare la fondamentale funzione dei protocolli, come quello stipulato con le procure del Lazio, il cui obiettivo è ora quello di estenderlo alla Sicilia, una regione che da sola merita un “focus”, essendo il territorio in cui  si verificano il maggior numero delle scomparse (10.830 persone tra il 1974 e il 2016) e sulle cui strutture grava il maggior lavoro per il recupero e riconoscimento dei migranti naufragati in mare (1.607 al 31.12.2016 su un totale di 2.531). «La sottoscrizione di protocolli consentirà di dare un nome alle persone ritrovate, restituendo dignità a loro a e ai loro parenti», ha concluso il commissario Piscitelli. (Fonte Min Interno)


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Minori Stranieri Non Accompagnati scomparsi, i dati sono inquietanti

Aumentano nel secondo semestre 2016 (dati rilevati al 31 dicembre) il numero delle persone straniere scomparse e da rintrac...
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